Lo Schemino “Vintage” dello Svezzamento

Da dove è nato il famoso schemino per le pappe che per anni e anni è stato propinato a tutte le madri d’Italia (e di molti altri paesi) pur non avendo nessuna validità scientifica a supportarlo?
Ve lo racconto con gli occhi di una pediatra.
Quando ero una giovane specializzanda, anni or sono, il mio capo mi passò lo “schemino” dicendomi di fotocopiarlo, studiarlo e insegnarlo a tutti i genitori. È quello che feci per alcuni anni (purtroppo), finché non cominciai a capire che qualcosa non funzionava e decisi di formarmi in Nutrizione. Rimasi a bocca aperta quando scoprii che il famoso schemino era piano di errori madornali e mi chiesi “Oddio, ho dato veramente queste indicazioni inadeguate a tutti quei genitori?”.

È vero che, a nostra discolpa, mia e di tutti i colleghi, fino a pochi anni or sono alcuni concetti chiave sulla nutrizione infantile non erano affatto chiari e solo recentemente la lettura scientifica ha fatto chiarezza su molti aspetti. Purtroppo però, nonostante lo schemino sia diventato obsoleto, è ancora in voga e guai a chi lo critica.
Ci sono schemini leggermente diversi nelle introduzioni degli alimenti, in paesi diversi potete anche trovare informazioni completamente contrastanti, a dimostrazione che non ha basi scientifiche, ma solo abitudini culturali. In Italia ad esempio guai a introdurre gli agrumi presto perché “causano acidità” e in altri paesi dove crescono agrumi (la Spagna o il Marocco) le arance sono il primo frutto da introdurre, mentre non si fa menzione alla mela.

Negli ultimi anni la letteratura scientifica si è pronunciata sul fatto che quel tipo di schema è obsoleto:

– Introduce proteine animali in eccesso, in quantità tre volte superiori a quelle necessarie.
– Non considera gruppi alimentari importanti come i legumi.
– Presenta un rigido calendario di introduzione degli alimenti senza un senso logico.
– Ritarda l’introduzione di alimenti allergizzanti quando, attualmente, è un chiaro svantaggio non introdurli in epoca di svezzamento perché aumenta il rischio di allergie.

Vorrei raccontarvi come si è diffuso lo schemino “vintage”.
È successo tra gli anni ’70 e ’80, quindi circa 40-50 anni fa. Ad un certo punto le madri sono state considerate incompetenti per nutrire i propri bimbi, sia per quanto riguarda l’allattamento che per l’alimentazione complementare e si è ritenuto necessario “controllare” l’alimentazione infantile attraverso una rigida medicalizzazione. Da un lato i pediatri potrebbero averlo fatto in buona fede, ma la spinta commerciale per vendere il baby food ha giocato un ruolo determinante nel diffondere e soprattutto nel consolidare quella che ormai è diventato un credo in qualcosa che non ha il minimo valore scientifico.
Un pediatra aggiornato e un genitore informato oggi sanno perfettamente che lo schemino “vintage” dovrebbe ormai far parte della storia della medicina e della nutrizione umana e fra alcuni anni lo potremo vedere appeso in qualche museo di antropologia.

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