Il nome giusto per lo svezzamento

Molti genitori che vengono nel mio ambulatorio mi dicono di voler intraprendere la strada dello svezzamento “naturale”, “fisiologico”, “funzionale” o “fisio-funzionale”. Ma con mia grande sorpresa non usano questi termini come aggettivi, ma come il nome proprio di un metodo di svezzamento.
Oppure mi dicono: “Voglio fare lo svezzamento xxx di Pinco Pallino perché dicono sia il migliore!”

Chiedo “Chi lo dice?”.
E la risposta è sempre vaga “L’ho letto… c’è un gruppo Facebook… Lo dicono dei conoscenti…”.

Scopro che intendono proprio uno svezzamento con tanto di nome e cognome. Sissignori. Sono metodi con regole stabilite dal loro inventore e che non sempre vanno a braccetto con le linee guida, ma neppure con la fisiologia del bambino. Sono metodi che si vendono come si vendono quelli per far dimagrire gli adulti e purtroppo sono fanno tendenza e la loro fama viene subito cavalcata. Più regole dai ai genitori e più sembri professionale.

Ci tengo a sottolineare che non esiste un medoto per alimentare vostro figlio. Esistono linee guida che si basano su evidenze scientifiche e che tracciano un sentiero per aiutare i genitori a non compiere errori, ma sono semplici da seguire, non richiedono sforzi e sposano sempre il buon senso. Le linee guida, inoltre, non creano mai rigidità e permettono ai genitori di non affidarsi ai metodi da guru. 


Possiamo usare le parole naturale, fisiologico o funzionale come aggettivi: “Vorrei realizzare una alimentazione per mio figlio il più naturale possibile”, ad esempio. Oppure “Vorrei che l’alimentazione per mio figlio fosse fisiologica per rispettare il più possibile le sue esigenze, non quelle dell’industria”, oppure ancora “Vorrei delle delucidazioni sulla masticazione perché lo svezzamento di mio figlio sia il più possibile funzionale ad attivare tutte le sue competenze orali”.
Stupendo! Se usati in questi termini, gli aggettivi si adattano perfettamente alla alimentazione complementare.

Sapete cosa rispondo ai genitori che mi chiedono un metodo: “Parla come mangi!”

Se c’è una cosa in cui noi genitori siamo bravissimi, è certamente complicarci la vita. Abbiamo bisogno di paroloni per descrivere un evento semplice come il passaggio dal latte al cibo in tavola.

Semplifichiamoci la vita e chiariamo la terminologia:
l’inizio della alimentazione oltre l’allattamento si chiama “Alimentazione complementare” che ci auguriamo sia “A richiesta”. Acronimo: ACR.

Affettuosamente in Italia la chiamiamo “Autosvezzamento“, nome coniato molti anni or sono dal pediatra Lucio Piermarini e che i genitori adorano (me compresa), ma non è un termine scientifico.

Invece “svezzamento naturale”, “fisiologico” e “funzionale”, se venfuti come metodi, sono parole vuote che non significano nulla. La ACR è già naturale, fisiologica e funzionale. Punto.

Il resto è una etichetta fatta per vendere metodi senza basi scientifiche che, oltretutto, confondono i genitori perché ogni genitore desidera offrire il meglio e soprattutto qualcosa di “naturale-fisiologico-funzionale” e cade facilmente nel tranello.
Perciò… genitori… chi vi parla di questi metodi vende aria fritta.

Invece i termini BLW e BLISS si riferiscono a metodi, ovvero sono sottoposti a regole, ma in questo caso sono regole ben catalogate in letteratura scientifica e che hanno permesso di realizzare studi su un vasto numero di bambini per ottenere dati utili a tutta la comunità. Li ritrovate perciò sul famoso motore di ricerca scientifico PubMed.
Avremmo potuto studiare anche l’autosvezzamento (che è totalmente sovrapponibile), ma si sa, la letteratura è in inglese e il termine è stato tagliato fuori.

Riassumendo:
Il termine corretto è ACR (alimentazione complementare a richiesta).
Se volete chiamarlo, per brevità e per affetto, Autosvezzamento, va benissimo.
Ma non cadete nella trappola dei paroloni da guru! E ricordate che lo svezzamento è vostro, di genitori e figli, e di nessun altro.

 

 

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